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La piccola Parigi a Trieste

La piccola Parigi un libro dalle atmosfere cosmopolite che ci trasporta a Parigi rimanendo a Trieste. Un romanzo che sa di territorio e di speranza.

Qualche settimana fa sono stata invitata a partecipare ad una passeggiata culturale alla scoperta di un quartiere storico della città di Trieste, denominato “Piccola Parigi”. Una zona che conoscevo malapena e dall’atmosfera a dir poco Bohémien.

Questa piacevole escursione, mi ha portato due belle sorprese:

  • la prima: la scoperta di una parte della città interessantissima e piena di fascino, La Piccola Parigi, per l’appunto, di cui ho avuto già il piacere di scrivere sul blog moonlightloren.it.
  • la seconda: ancora più inaspettata, mi ha fatto scoprire un bellissimo romanzo, dell’autore triestino Massimiliano Alberti, ambientato proprio lì ed avente come titolo, il nome stesso del luogo: “La Piccola Parigi”.

Vorrei dunque parlarvi di questo romanzo in uscita in questi giorni nelle migliori librerie e piattaforme on-line.

Di cosa si tratta? Ve lo faccio dire da Brigitte Bardot che ne ha scritto la prefazione:

Questa “Piccola Parigi” mi fa sognare…
È una vera favola!
C’era una volta… in una bella città italiana che si chiama Trieste, con i suoi bei monumenti e la sua notorietà mondiale, un piccolissimo quartiere nascosto, che è scampato alla distruzione e nel quale ci si crederebbe essere nel diciannovesimo secolo. Delle piccolissime case affacciate su viuzze strette piene di gatti, di panni stesi alle finestre; un piccolo paradiso da cartoni animati risparmiato dalla follia delle gran-
dezze degli uomini.

Non state sognando, esiste realmente…!

(Brigitte Bardot)

Chi è Massimiliano Alberti?

Nasce a Trieste nel 1979, in quel cantuccio di terra cosmopolita che ha fatto da arena a molti scrittori.

Cresce fra i bozzetti, i quadri e le statue del nonno. Massimiliano, infatti, è il nipote dello scultore triestino Tristano Alberti, conosciuto soprattutto nell’ambito regionale per aver creato la statua del San Giusto d’Oro, premio che ogni anno i cronisti giuliani attribuisco a un concittadino che ha portato lustro alla città di Trieste.

Va da sé che quest’aria cosmopolita mescolata alla vena artistica, che già scorre nelle sue vene, lo convincono a coltivare sempre più la sua passione per i libri e la scrittura.

Nasce così il suo romanzo d’esordio, L’invitato (Infinito edizioni, 2018), che mescola due città che lui ama, Trieste e Vienna.

La piccola Parigi, la grande protagonista di questo romanzo

In questa storia d’amore e di amicizia ci sono tanti protagonisti: Lorenzo, il giovane aspirante architetto dai grandi sogni, i suoi amici Christian e Tullio, la bella Marie Jeanne, chimera dell’infanzia, Veronica la Milano bene e Giulia, donna sola con due figli.

Lasciamo a Lorenzo il compito di descrivere questa parte del suo mondo:

Sono nato e cresciuto in quella città all’estremo nord-est dello Stivale, dove per più di cinque secoli sventolò la bandiera degli Asburgo e, per ben tre volte, il tricolore francese. E fu proprio nella terza e ultima occupazione della Grande Armée che vennero edificate delle piccole case accatastate spalla contro spalla. Una ristretta lingua di terra che da valle risale una collina. È curioso immaginare come a un tempo queste mura fossero il rifugio di soldati e destrieri, stalle e case di dolce permanenza.

descrivendo al contempo se stesso, la sua infanzia e parte della sua vita.

Nulla però può tenere il paragone con un’infanzia depressa e rassegnata. E un’infanzia depressa e rassegnata vissuta in un quartiere degradato vale il doppio.

Così, giusto per assaporare l’odore di corti e viuzze umide, tolgo il velo da un quadro ben diverso dalla romantica definizione di vecchio borgo: gradini scoscesi, malte decadenti, un albero secolare
graziato dal Comune e biancheria intima appesa su spaghi sfilacciati
trainati da carrucole cinguettanti. Fra le siepi e l’erba incolta qualche gatto, uno stormo di passeri appeso a un ramo e un topo guardingo nascosto in un buco che osserva le scarpe dei passanti.

In questo romanzo, che io definirei quasi di formazione, si racconta di matti, di redenzione, di cadute, di risalite, di storie dimenticate. Del matto Willy Boy e dei suoi “pen pen” urlati al cielo, dell’amore di mamma Rosalia, dei suoi sogni, delle sue rinunce. Si parla di privazioni, di fatica, di sogni, di vita vera, di gente sola, di gatti, di carte da gioco incollate su un muro, di libri e di una mappa scolpita su una pietra.

Corte Fedrigovez Vs Piccola Parigi – Trieste vs Milano

Corte Fedrigovez (la zona più in basso e per certi versi più degradata della piccola Parigi in cui il nostro protagonista vive) rappresenta l’infanzia di Lorenzo. Mentre la Piccola Parigi (la “parte alta” e più benestante del rione), rappresenta la sua vita adulta, la realizzazione a cui ambire e raggiungere.

Per quanto umili, certe abitazioni erano curate con gusto: facciate bianche, verdi, gialle, grezze e con serramenti di legno massiccio. In un giardino, mosse da una leggera brezza, ondeggiavano le chiome di un albero di fichi. Api ronzanti stuzzicavano ortensie pompose e una piccola scia argentata portava dritta a una chiocciola che aveva deciso di prendersela comoda… gatti randagi arruffati, gatti domestici pettinati con collare e, in qualche angolo della via, delle ciotole piene d’acqua per gli uni e per gli altri; niente automobili, solo il grattare lento di un rastrello sulla terra…

Una fontana gocciolante con un rigoletto d’acqua attraversava la stretta via: qualcuno doveva essersi rinfrescato da poco.

Le viuzze strette, i vicoletti, le costruzioni basse, rustiche, buie, povere della corte si contrappongono all’aria, agli spazi, alla luce di via Zanella della Piccola Parigi vera e propria.

Perché leggere la piccola Parigi

Perché lì vivono il sogno e la speranza.

Sogno che può avere il volto di una ragazzina irraggiungibile.

Speranza ossia voglia di fuggire, di scappare.

Leggere la Piccola Parigi è un incitamento alla voglia di crescere, di rinascere, di cambiare il mondo… in meglio.

Lorenzo, Tullio, Marie Jeanne partiranno dalla piccola Parigi e dalla sua corte degradata per raggiungere Bordeuax, l’Australia, Milano e infine un breve viaggio a Parigi. Lasceranno indietro affetti, ricordi, paure e incertezze per trovare l’ amore e se stessi.

Nel loro cuore però rimarrà una parte della loro città, del loro rione e sarà lì che aspireranno sempre a tornare.

Caro Tullio, in questa splendida città ho appreso ancor di più quanto sia bella la nostra Piccola Parigi. Non vedo l’ora che tu la riveda rimessa a nuovo!

Ps: ho recuperato la cassetta della posta… e l’ho fatta restaurare!
Un saluto anche ad Anna.
Lorenzo

Cosa rimane leggendo questo romanzo?

Rimane, come ho già detto, la speranza, la voglia di rivincita, di bello, di ricostruzione e di cambiamento.

Rimane la voglia di rinascere e di migliorare.

Rimangono tante storie di desolazione, di vite difficili, di esistenze nascoste e dimenticate, ma anche di forza e di coraggio, vita vera insomma: dolce e cruda allo stesso tempo. Storie dimenticate, come un piccolo rione, sovrastato da anonimi palazzoni di periferia, in attesa di essere riscoperto e fatto rinascere a nuova vita.

Allora lasciamoci conquistare da questo piccolo mondo e come recita la quarta di copertina:

Benvenuti nella Piccola Parigi.

La Piccola Parigi – (2020) Infinito Edizioni

Di Lorenza Cesaratto

Sono nata a Trieste ormai un po' di anni fa'. Non ancora troppi, ma direi giusti.
Amo la natura, il mare, la montagna, viaggiare, i cinema, i teatri e raccontare...
e allora raccontiamo per immagini e parole.
Sono blogger e su moonlightloren.it, descrivo il mio Friuli Venezia Giulia, come viverlo e viaggiarlo.
Su Lorenlegge parlo del mio amore per i libri
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